“Ho già compagnia, anche troppa. Non mi servi. Ne ho piene le tasche di tutti. Lasciatemi in pace. Tu poi! Parlano male di te, non ti sai comportare, non ce la fai, sei persa …poveretti coloro che ti sono legati. Tu finirai male, non servi a nessuno, provavo pietà, ho cercato di aiutarti… ora basta, ho altro da fare… si, si, forse ci sentiremo, non lo so, spero tu ti decida a lasciarmi in pace, alla mia vita tranquilla e serena. Non ho nulla da dirti, tu hai bisogno di me, io no, l’idea di vederti mi provoca un nodo alla gola, il rancore è troppo forte, ci vorranno dei mesi…se ti sento mi monta la rabbia, impiego una settimana a riprendermi…anzi, detta tutta, sarebbe meglio, se proprio devi scocciare, che mi dessi del ‘lei'”. Il click del telefono dopo il rancore, la rabbia, la condanna, il silenzio… il gran dispiacere. Saranno le difficoltà; però la sostanza non muta. Quella persona è sola, lo è sempre stata, nell’anima: non è mai riuscita e non riesce a comprendere il significato di dialogo, di confronto… mantenendo la calma, consentendo di mantenerla. Nemmeno quello di compassione, nel senso di partecipare al modo di essere altrui. Il giudizio insindacabile è un paravento, dietro cui molte persone si celano per non porsi in discussione: è più comodo vivere pensando che siano gli altri a sbagliare. Dietro tre paraventi, uno instabile, intrecciato, di vimini, l’altro colore del ghiaccio, dipinto con bei fiorellini, l’ultimo, cesellato, in legno robusto, le spirali di vendette implacabili attendono sornione la vittima, si inanellano e si librano in volo pronte a colpire, premeditate: per molte persone sono sostanza, l’unica. ” Te ne accorgerai…imparerai a chiedere coi dovuti modi”… ” Mi hai tradito, mi hai rovinato la vita”… ” Ho disdetto, ho trascorso una serata di merda a causa tua…”. Che strano, eppure la vittima ricorda benissimo di avere chiesto in modo civile, di essere stata lei a venire tradita e disdetta. Ah, già.. forse era stata tradita e disdetta perché, coi dovuti modi, aveva tentato di esprimere la propria opinione…insomma, come al solito, non si era ben comportata. Le spirali celate dietro il paravento di vimini, quello fiorato e quello di legno scolpito sono subdole, si alzano in volo per attorcigliarsi intorno alla vittima, coinvolgerla al punto da indurla a gridare, dibattersi… In quell’attimo, i paraventi sembrano crescere in altezza e larghezza, ancora una volta hanno colpito nel segno, sanno scavare in mezzo al disagio, al dolore: è il loro pane…Che strano, però: l’ultima volta la vittima-preda strillava meno del solito, si ostinava a difendere le proprie opinioni senza lasciarsi annegare nei sensi di colpa, rimanendo composta…. Click… Nel silenzio, i paraventi si rimpiccioliscono, si confondono, le crudeli, capricciose spirali si ridimensionano: piano piano la preda sta imparando a sfuggire.

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