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“Otorut” è un mantra, una metafora. Ed è la pronuncia del termine francese autoroute, cioè autostrada. Oltre a questo, è una storia di incontri e “disincontri”. Un romanzo fatto di relazioni casuali e determinanti, familiari e problematiche, affettive, amorose, sessuali, che coinvolge e abbraccia personaggi giovani, anziani e di mezz’età. Gustavo, Sofia, Charlie sono alcuni di loro.

Gustavo conosce Charlie, il simbolo dell’uomo libero, conscio dei propri errori e limiti, costruttivo e spontaneo: si confida con lui, gli narra del proprio rapporto con l’amico-nemico Fiorenzo. Gustavo e Charlie conoscono Sofia e Baba, in autostrada. Baba, il pappagallo, è primo attore insieme agli umani: accompagna passo per passo l’evoluzione della giovane Sofia. Lino, in contrasto con Sofia, rappresenta l’uomo invischiata nel bozzolo di malsano egocentrismo da cui non è mai uscito. Luigia, fra tutti, è la vestale dei sentimenti e infonde sicurezza.

Per il concorrere di varie circostanze, Charlie, Gustavo, Sofia, Lino e Luigia si troveranno a trascorrere insieme un breve ma intenso periodo. La loro vita ne uscirà cambiata.

Otorut, suddiviso in 8 capitoli, è ambientato in parte a Varese, in parte a Nizza, principalmente a Sanremo-Ospedaletti.

Editore: Cicorivolta  (collana I quaderni di Cico)
Autore: Ione Vernazza
Argomento: Incontri e Disincontri
Anno: 2012

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Presso la Feltrinelli di Piacenza ha avuto luogo l’ultima presentazione; le foto a testimonianza dell’evento sono poche, vorrei però in questa occasione allegare il testo del relatore Graziano Murgia, il quale ha più volte collaborato con me, come io con lui.

 

“Libro ambizioso, quello di IONE VERNAZZA: poiché vuole mettere d’accordo proprio ciò che, di questi tempi, sembrerebbe sommamente conflittuale. E’ la prima impressione che ne ho avuto, leggendo il rapido annodarsi di relazioni cruciali (talvolta pericolose) tra persone così diverse tra di loro per età, psicologia e condizioni sociali; direi, anzi, che nei primi due capitoli gli incontri paiono predestinati, anche se poi i personaggi evolvono per propria scelta. L’incontro fra Charlie e Gustavo mi ha rammentato “Il vecchio e il mare” di Hemingway, laddove descrive il vincolo che si stringe tra il pescatore e il ragazzo. Rapporto denso di esperienza, di apprendimento e di protezione dai pericoli, colmando in parte le rispettive solitudini; ed azzardo un altro paragone, rispettivamente tra oceano ed autostrada quali mete infinite o, almeno, indefinite per chi si dibatte fra mille limiti interiori. Ciò viene reso anche dal sapiente uso del flash-back, evitando quanto apparirebbe ad altri, nel caso del giovane, una storia convenzionale ai nostri giorni. Vi è una puntigliosa analisi dell’educazione sentimentale e sessuale di Gustavo, incerto sulla propria identità sessuale: tali problemi si fanno quasi gioiosamente scavalcare dallo slancio vitale del vecchio Charlie che, senza porsi troppe domande, è curioso di tutto e di tutti, sapendo però mettere chiunque a suo agio. Una figura idealizzata? Forse, comunque attendibile, realistica e – al contempo – capace di interpellare con poesia il movimento materiale di monadi umane sull’autostrada e di nuotare in esso come un pesce nell’acqua, senza mai perdersi. Nel 2° capitolo irrompe l’inquietante presenza della giovane Sofia, che forma una strana coppia col suo pappagallo Baba, addestrato come un falcone: ne combinano di tutti i colori, tanto che -più avanti- la ragazza viene definita come una “strega”. Si tratta, più semplicemente, di una personalità egoista, cinica e immatura che, dalle nuove conoscenze, impara tuttavia a mettere in discussione il suo modo di vita predatorio all’insegna del dogma: “ il mondo funziona così”. Infatti, nel 3° capitolo, i cammini di Sofia, Charlie e Gustavo sono già confluiti, pur se in modo asimmetrico, strano e, per i due giovani, tormentoso e provvisorio. E’ l’arrivo della gentildonna Luigia, per tanti versi pendant di Charlie, a riequilibrare Sofia dando un significato alla sua vita nel nuovo contesto. Se alla seconda il carattere, il caso, la storia familiare fanno correre brutte avventure, interviene questa imago salvifica, della cui vita precedente non si sa quasi nulla. L’Autrice la definisce “una vestale dei sentimenti”; a me Luigia è parsa una fata o meglio una Sibilla senza età (a dispetto di quella anagrafica), mentre Charlie è calato orazianamente nel proprio tempo. Da questo punto in poi, realtà e fantasia si mescolano in tumultuose avventure, restando in una sorta di equilibrio precario evocante il clima sospeso e magico di “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov. Voglio però sottolineare come un filo robusto di coerenza si snodi attraverso OTORUT, anche se i personaggi confliggono spesso fra di loro. L’intervento di due soggetti malefici (un giovane losco, Fiorenzo, ed un faccendiere di mezz’età, Lino) si svolge più sul piano degli eventi che non su quello dei sentimenti, sino a una morte cruda come nei “gialli”. Ciò non modifica l’aspetto poetico presente, con un peso diverso, nelle altre figure né, tanto meno, altera il senso del romanzo e la sua conclusione. Degna di ricordo è l’ultima frase: “tutto trascorre e con l’amore, quello vero, si aggiusta ogni cosa… secondo Luigia, O-to-rut funziona così”. In sintesi, un libro tutt’altro che scontato: sia per la trama e i soggetti, sia per lo stile variegato che si attaglia a cultura ed a personalità dell’Autrice. Banalmente, si direbbe classico e moderno: è ben poco, rispetto allo spirito giovanile ed ottimistico che lo pervade quasi per intero, non senza ironia né anticonformismo.

Graziano Murgia”

 

 

Non ho mai inserito nel sito articoli relativi ai miei libri, inizio da ora con un articolo particolare, che, pur trattando brevemente l’argomento specifico del libro, mi è piaciuto per il titolo e per il proposito di fornire un ritratto della sottoscritta.

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