Il pavimento della stanza è di maiolica verde, un bel verde oliva brillante. La donna lo sta calpestando tranquilla. Cioè a dire che cammina in lungo ed in largo per l’intera stanza, arredata a tinello. Apre i cassetti e le ante dei mobili per verificare gli oggetti che vi sono riposti. Sta compiendo un lavoro qualsiasi, indispensabile in vista del futuro trasloco. Un inventario, per scegliere il poco da portare con sé. Infatti Ileana si recherà ad abitare in un luogo abbastanza lontano da quello in cui ancora risiede, ed in una casa molto, molto più piccola. Il locale al cui interno si aggira Ileana è di media grandezza, indispensabile ai tempi in cui la casa veniva usata per ricevere ospiti. La donna decide di riposare un momento, si siede, e la mente, libera dai doveri dell’inventario, si trova a vagare a ritroso. Così, piacevolmente, Ileana ricolloca con precisione gli avvenimenti, con gli occhi della memoria rivede le persone che insieme a lei in quella stanza hanno trascorso ore di svago. Alcune sono scomparse, soprattutto parenti che facevano parte in modo intenso della sua vita. Ileana ne ricrea le fattezze, ne rivede i sorrisi, ode ancora parole e risate. Altre si sono allontanate, gli amici ora hanno interessi e legami diversi, i bambini sono cresciuti e da adulti hanno rimosso feste legate ai compleanni infantili. Poi, alzandosi, Ileana si pone al centro del locale dal pavimento color verde oliva brillante, chiude gli occhi, e le persone sempre vive nella memoria si materializzano riproponendosi in un carosello che lascia la donna come spettatrice, quasi incredula nel constatare l’enormità del tempo trascorso, così veloce. Tanti avvenimenti, troppo poco il tempo per rielaborarli, apprezzarli nella loro interezza. Ecco, ora è giunto il momento di farlo, ed Ileana ne è lieta. L’inventario dei propri ricordi le tiene compagnia: potrà portarli tutti per sempre con sé, senza rimpianti di sorta… Dopo un tempo che le è parso infinito, Ileana riapre gli occhi, il teatro della memoria si dissolve e la donna, rinvigorita, ricomincia il proprio lavoro. Ad un tratto, mentre è intenta a contare tazzine, con la coda dell’occhio Ileana nota un particolare, molto strano: guarda meglio nell’angolo vicino al camino, e sul pavimento verde oliva brillante scorge un piccolo, piccolissimo mucchietto di terra, quasi fresca, marrone. Eppure, la donna è sicura che il pavimento fosse stato pulito. Si accosta per guardare meglio. Il mucchietto è reale, ma, spostandosi, il riflesso della luce è cambiato e il colore è cangiante. Ileana è tutt’occhi, e comprende che il colore sembra cangiante per il semplice fatto che il mucchietto di terra si muove, lentamente, su se stesso. Si sta allargando come un piccolo vortice, e intanto sale. La donna assiste dapprima allibita, poi spaventata. Immobile, respira profondamente, vorrebbe allontanarsi, ma è impotente a muovere un passo. Il mucchietto, che ormai non è più tanto piccolo, cresce e cresce, come un formicaio, e la base le sta quasi lambendo la punta dei piedi. Allora, d’istinto, Ileana, raggelata, inizia a gridare; si rende subito conto che è una reazione cretina, ma non può farne a meno. La paura, quasi terrore, si esprime in un urlo scomposto, senza senso, un ‘aaaahhhhhh’, che si dilata e rimbomba per tutto il locale. La donna urla, il mucchietto, ormai mucchio, imprevedibilmente si arresta. Ileana, col fiato sospeso, ha la sensazione che le sue particelle la stiano osservando, distratte nel loro lavoro dal rumore che lei ha prodotto. E in quel mentre, singhiozzando, Ileana si sveglia nel letto. E’ sudata, si tocca la faccia e si rende conto che stava piangendo…Dopo lunghi minuti, ormai calma, rielabora il sogno. E decide che non è il caso di contare tazzine. Meglio lasciarle nei mobili. E soprattutto di non ricordare. E’ancora presto: meglio pensare al futuro.

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