L’uomo è molto arrabbiato. Sta guidando con grinta ed affronta le curve della risalita come se si trovasse ad affrontare un rally.
Non si sa mai, magari qualcuno potrebbe seguirlo. Finalmente arriva davanti al cancello di casa ed afferra il telecomando. Il cancello si apre, troppo lento per lui. Nel parcheggio del condominio l’uomo incontra un vicino di casa.
Immediatamente ricompone i lineamenti e sorride, com’è solito fare davanti agli estranei. Tutti, o quasi, lo conoscono come una persona molto, molto perbene.
Sei  piani, l’ascensore si ferma, l’uomo entra, disattiva l’allarme, si precipita a controllare che le tapparelle siano  calate. L’uomo è convinto che ,volendo, i vicini potrebbero individuare la frequenza, per divertirsi ad alzarle o abbassarle facendo i dispetti.
Come i maledetti uccellacci che gli volano davanti al balcone, e  la mattina lo svegliano presto. Impuniti, una razza protetta, liberi come l’aria, prepotenti, buoni solo a fare il comodo loro. Ah, che disdetta! Sempre subire!
L’uomo si toglie la giacca e la butta sul letto. Poi si reca in cucina.
Nonostante all’esterno ci sia ancora la luce del giorno, l’uomo preferisce accendere la luce elettrica. E così, nel silenzio, il suo eterno nemico si muove. Il Moscerino. Un abusivo,  non paga l’affitto e si diverte a ronzare intorno alle  lampadine degli altri. Un Moscerino davvero grosso, quasi una mosca, ma Moscerino nell’anima. Uno sfruttatore, una zanzara in subordine. Quella sera l’uomo è deciso. Deve ucciderlo. Per principio. A qualcuno bisogna insegnare come si vive. Così inizia la caccia, metodica, forsennata, tanto da indurlo a salire in piedi sul tavolo. L’uomo sorride maligno, goloso, feroce. La bestia è sua, e stasera è arrivata la resa dei conti. Il Moscerino si posa all’interno del bordo del lampadario, vicinissimo al bulbo della lampadina, a rischio di finire arrostito. Strano, quel maledetto resiste. Morirà. Così l’uomo protende le mani un po’ deformate a furia di usar l’acqua fredda. Costa meno. Con una mano tiene immobile il lampadario, con l’altra assesta un colpo tremendo, quasi riesce a schiacciare l’intruso.. Quasi. L’uomo sorride e si gratta dietro l’orecchio con un ghigno solare, sta per riprovare, ma il filo, ormai usurato, non regge e il lampadario gli precipita sulla testa. Egli traballa e cade dal tavolo, che si rovescia sopra di lui.
Un  baccano tremendo! L’inquilina del piano di sotto prima batte al soffitto, poi, non contenta, sale e suona alla porta. Che vergogna! L’uomo si è rialzato imprecando ma nel dirigersi verso la porta di ingresso non si dimentica di inalberare il suo famoso sorriso.  Apre, la vicina indaga, poi allunga la testa a guardare in direzione della cucina, buia… “Si, sono scivolato…non mi sono fatto male, no, scusi se ho fatto rumore…”. ” Non importa, meno male… sa, lei è proprio bravo, riesce sempre a sorridere…ah, fossero tutti così!”. Finalmente, la vicina molla la presa e l’uomo ringrazia per la sollecitudine, poi rinchiude la porta, adagio. Maledetta stronza importuna anche lei, maledette tutte le donne, impiccione, malelingue…Il sorriso solare è scomparso all’istante, per lasciare il posto al ghigno di prima. “E adesso… a noi, Moscerino!”. L’uomo afferra la pila e rientra nella cucina, buia. Percorre ogni cosa col fascio di luce. All’interno del bordo del lampadario nessun cadavere. Maledetto vigliacco! Cosa fare? L’uomo si ferma a riflettere. Ormai si è fatto tardi, deve ancora preparare la cena e riordinare in cucina. Sistema il tavolo, trova una torcia efficiente ad illuminare la stanza e si adatta. Provvederà l’indomani. Non aprirà le finestre, così la bestiaccia non  fuggirà. La mattina seguente l’uomo deve uscire  per sbrigare  commissioni importanti.  Ha indossato un bell’abito, la camicia è bianca e la cravatta azzurra. Mentre l’uomo sorride, il più ‘solare’ possibile, il funzionario solleva lo sguardo. Qualcosa si libra sopra la testa dell’uomo, che a sua volta osserva l’espressione interdetta dell’interlocutore. Vorrebbe guardare anche lui, ma l’oggetto di tanto interesse gli sta sopra la testa.  Il funzionario sorride. “Che meraviglia di Moscerino, bello grosso, così stabile …!!”. Il sorriso solare si spegne. “Quello è mio, lo devo riprendere, mi appartiene, sono mesi che vive da me, mi ha sfruttato il riscaldamento…”. La frazione di un attimo, il dubbio se l’uomo sia folle; il Moscerino nel frattempo si invola e scompare.  Il sorriso ritorna, raggiante. “Scherzavo, si intende!”. Al ritorno, l’uomo è tristissimo, cupo. Quel furbone è riuscito  a fuggire, si è sottratto alle proprie responsabilità. Come tutti. Da sempre. E nemmeno sorridono, stronzi e  vigliacchi. Fanno solo il comodo loro rovinando la vita degli altri. La Sua. E degli altri, a lui non importa un bel niente. Si capisce. E il sorriso serve a fregarli.

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