Doveva terminare un lavoro importante, il tempo le ha preso la mano, Medea indossa di fretta due stracci e corre ad acquistare pane e giornale, è quasi la mezza! A missione ultimata, si reca alla prima caletta. Il vento è più caldo, il mare è calmissimo, di un verde spettrale che avvolge gli scogli vicino alla riva. Medea contempla dall’alto il “suo” scoglio, che ha battezzato “a muso di cane”. Lo scoglio emerge dall’acqua senza alcuna espressione, il muso è grigiastro, la forma indecisa, un occhio si è spento e l’altro è ridotto a una fessura invisibile. Alla ragazza non desta alcuna emozione; invece a sinistra, appena più in su, sotto il pelo dell’acqua, si staglia uno scoglio larghissimo, piatto, un fratello cattivo. Medea ne osserva in dettaglio la sagoma scura, con un occhio solo, bianchissimo e tetro, che illumina un volto malvagio, perfetto, con la bocca ed il mento in leggero rilievo. Le sembra una maschera, la bocca storta e sdentata, contornata di crepe dal colore rossiccio. Quel volto emana un’oscura minaccia, il pigro sciacquio regolare che lo riverisce somiglia a un discorso studiato per sibilare presagi e sentenze sgradevoli. Medea ne è affascinata, rimane stupita, si chiede perché, compresa ad interpretare l’immensa pazienza dello scoglio vicino, in precedenza non l’avesse notato. Con l’arrivo del ferry il mare è costretto a svegliarsi, una serie di onde arriva impetuosa a colpire gli scogli, quello a forma di muso paziente di cane riprende l’antica espressione di orgoglio e di pianto, la schiuma ribolle attraverso le fenditure e gli occhi riprendono a piangere lacrime consolatorie. Medea gli si riaffeziona immediatamente, lo scoglio a muso di cane è un amico, che si mimetizza nei momenti di quiete e si anima al tocco della prima tempesta. Avvolto dall’acqua, riesce a tradurre il significato dell’ esistenza di un semplice sasso, inducendo Medea a rivalutare l’eccessiva importanza che per consuetudine lei ha attribuito a persone, eventi e anche cose destinate a ritrarsi dalla sua vita, proprio come le effimere onde provocate dal passaggio del ferry. Il “suo” scoglio rimanda a Medea un messaggio consapevole, fraterno; invece lo scoglio dal muso cattivo, vigliacco rintanato nell’acqua in tumulto, compare e scompare maligno sotto il pelo dell’acqua nelle pause di quiete a insinuare disagio, incertezze, a incutere dubbi e sensi di colpa…non è fratello allo scoglio paziente, è solo un misero sasso, un ripetitore in sordina di squallidi luoghi comuni… un nemico.

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